I ponti romani, insieme alle strade, furono fondamentali per i commerci con le diverse civiltà con cui i Romani entrarono in contatto.
La costruzione dei ponti era considerata un’attività sacra, alla quale sovrintendeva il Pontifex maximus, il Pontefice massimo.
Fondamentale era la scelta del luogo in cui costruire il ponte: occorreva avere a disposizione abbondante roccia su cui fondare le spalle dei ponti, a evitare che piene o alluvioni potessero danneggiarli.
I Romani furono i veri maestri dell’esecuzione dei ponti ad arco, anche se i loro primi ponti furono in legno e corda; successivamente, vennero costruiti in pietra, con possenti piloni costruiti direttamente nelle acque dei fiumi.
I ponti murari romani sono caratterizzati dall’uso quasi esclusivo dell’arco a tutto sesto, probabilmente perché questa era la forma costruttiva più semplice da realizzare.
Il tufo, materiale vulcanico abbondantissimo sia dentro Roma che nei dintorni, cominciò a essere usato sin dal VII secolo a.C., forse in seguito all’incontro con la più evoluta civiltà etrusca.
L’utilizzazione del tufo caratterizza anche l’area napoletana sin dai primi insediamenti umani, incidendo in maniera profonda non solo sull’architettura e sull’edilizia, ma sull’intera organizzazione del territorio. La facilità a scavare nella pietra ha, infatti, consentito sia l’approvvigionamento di un ottimo materiale da costruzione, sia la realizzazione di immense opere sotterranee, oggetto delle destinazioni più varie: sepolcri, luoghi di culto, vie di comunicazione e reti di sottoservizi.
Nella frazione Cese, lungo il ruscello che fiancheggia la strada comunale Vannara, ai confini con il comune di Pontelatone, nei pressi degli scavi di Trebula Baliensis, nascosto da rovi e alberi di alto fusto, è stato rinvenuto un ponte che si pensa possa risalire all’epoca romana.
I ruderi del ponte si trovano in uno stato di completo abbandono, in un ambiente selvaggio, coperti da fitta vegetazione, non molto conosciuti, né indicati da un cartello che ne evidenzia la presenza.








