SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI

Nel 1732, sostiene Marcella Campanelli, docente di Storia Moderna alla Federico II,  

Alfonso Maria de’ Liguori istituì la Congregazione del Santissimo Redentore, imponendo nel Mezzogiorno dell’epoca una spiritualità volta alla riconquista delle realtà rurali. Alfonso aveva di mira e raggiungeva la povera gente analfabeta, non catechizzata, abbandonata, ingiustamente, perché anch’essa di figli di Dio; insegnava non solo la conversione ma la santità di tutta la vita.

Nel 1737, sempre secondo la Campanelli (ma altre fonti riportano la data del 1734), il Santo fondò una sede dei Redentorini tra quattro diocesi: Caserta, Capua, Caiazzo e Piedimonte. I Redentorini ebbero una casa dove alloggiare e istituire il loro centro, la chiesa dell’Annunziata, conosciuta anche come Ave Gratia Plena, aprirono una scuola popolare per una ventina di ragazzi, diedero vita a un noviziato e a una casa per gli esercizi.  

Il popolo tributò loro un largo consenso e molti furono i proseliti, ma il clero locale, soggetto al baronaggio, divenne ostile e colpì Sant’Alfonso nell’onore. Fu fatto confessare a una meretrice, che aveva fatto un cammino di redenzione con Sant’Alfonso, di avere avuto una relazione con lui ma i vertici napoletano risero alla notizia, poiché avevano molta stima del Santo.

Alfonso e i suoi uomini si ritirarono per meditare sui fatti a Santa Maria di Vignanello e decisero di non rimettere più piedi in quei luoghi.

Sono molteplici le lettere scritte e ricevute da Alfonso de Liguori Liberi nel periodo di permanenza della casa dal 1734 al 1737. Il santo scrive a un giovane seminarista, Francesco Mezzacapo, il 26 novembre 1733, annunciandogli in confidenza l’apertura di una casa a Villa degli Schiavi, che avverrà l’anno successivo, nel 1734, spiegando che la struttura e la Chiesa erano già state preparate.  

Il 3 luglio 1734, lo invita a recarsi in quei luoghi e fa un chiaro riferimento alla qualità dell’aria a Villa degli Schiavi, che porta benefici alla salute, così come nel 1097 portò benefici a Sant’Anselmo d’Aosta che vi si rifugiò per curare l’asma terminando anche una delle sue più importanti opere.

Nella biografia su Sant’Alfonso, padre Theodule Rey-Mermet, dedica un capitolo intero, Questi luoghi diventati un paradiso, alla missione di Sant’Alfonso De Liguori a Liberi,e descrive l’intensa attività spirituale della congregazione.

L’attuale  Liberi, allora Villa degli Schiavi, faceva parte della signoria di Formicola, il cui barone era Francesco Carafa, principe di Columbrano, colonnello bizzarro e poeta di corte, puntiglioso fino alla mania, in cronico conflitto con il suo vescovo e con Roma, divorato dal prurito di regolare ogni cosa nei conventi e nelle chiese.  

I quasi cinquecento abitanti erano divisi in due agglomerati, distanti circa un chilometro, Villa e Schiavi (oggi Liberi), dei quali il secondo si gloriava della chiesa parrocchiale e il primo, capoluogo civile, del santuario dell’Annunziata, detto anche dell’A.G.P. (Ave Gratia Plena), messo a disposizione dei padri, insieme al piccolo alloggio dei cappellani (tre vani a pianoterra e quattro al primo) addossato al fianco sinistro della chiesa.  

Dal picco roccioso, sormontato dal “castellino”, cento metri dietro la chiesa, tetto dell’intera regione, lo sguardo abbracciava una corona di colline ricoperte di boschi di castagni e di querce, punto di incrocio di quattro diocesi: Capua, Caiazzo, Caserta e Piedimonte. Nella grande ansa del Volturno, che in lontananza gli tracciava intorno un ampio cerchio, il cuore di Alfonso esultava cercando di indovinare tra le pieghe delle colline gli innumerevoli piccoli villaggi, ai quali si sentiva mandato: là stentavano la vita, ignoranti del Dio che li amava, boscaioli, carbonai, carrettieri, braccianti, mandriani, casalinghe cariche di bambini. In due anni ne avrebbe conosciuto i nomi e i volti, la miseria e l’umile grandezza: Fondola, Strangolagalli, Treglia, Merangeli, Profeti, Formicola, Sasso, Alvignano, ecc.

Punto focale di questo irradiamento evangelico fu la stessa Villa e i suoi immediati dintorni. Sul muro esterno della chiesa, sotto le arcate che sostengono il piano dei cappellani, il Calvario innalzato da Alfonso nel marzo 1734 testimonia ancora oggi la missione che segnò l’inizio del suo ministero: cinque croci di legno in ricordo dei cinque misteri dolorosi del rosario.

Fu subito missione permanente: ogni giorno, insieme al popolo, meditazione al mattino, visita al Signore sacramentato e alla Madonna a sera; il giovedì, esposizione del SS. Sacramento con predica; il sabato, predica sulle glorie di Maria.

Le Glorie di Maria, prima grande opera spirituale del futuro dottore della Chiesa, verranno pubblicate solo nel 1750, ma il loro primo sgorgare fu a Villa nel 1734. La SS. Annunziata era la prima chiesa della congregazione, Ave Gratia Plena il suo titolo, il suo fascino. il suo mistero.

Ogni sabato quindi, giorno dedicato alla Madonna, Alfonso e Villa si nutrivano incantati delle glorie di Maria.  

https://www.corrierece.it/notizie-cronaca/2011/05/07/liberi-santalfonso-de-liguori-e.html

https://www.ilcronista.com/la-missione-di-santalfonso-maria-de-liguori-a-villa-degli-schiavi