Nei luoghi del Decameron

A poche centinaia di metri dagli scavi dell’antica città sannitico-romana Trebula Balliensis, luogo termale di villeggiatura di Cicerone, lungo la strada provinciale Caserta-Liberi, immersa nei boschi perenni del Montemaggiore, si trova Savignano, una piccola frazione del comune di Pontelatone. L’amenità dei luoghi colpì Pier Paolo Pasolini, che li scelse nei primi anni ’70 per girare alcune scene del film Il Decameron, nella fattispecie l’adattamento della novella 10 della IX giornata, la novella di comare Gemmata.

Il regista si trattenne nella zona delle riprese per circa un mese e, probabilmente, effettuò varie ricognizioni sul territorio per ambientarvi lungometraggi negli anni successivi. La tragica fine nel novembre del 1975 spense questa possibilità.  

IL FILM

Il Decameron è un film del 1971 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, liberamente ispirato all’omonima raccolta di novelle di Giovanni Boccaccio. Il regista ne sceglie sette e le trasporta dal mondo borghese fiorentino del Trecento a quello plebeo napoletano, privilegiando i temi dell’erotismo, della morte e dell’inganno. 

Farà lo stesso nei due successivi film della “trilogia della vita”: I racconti di Canterbury e Il fiore delle mille e una notte, ma Il Decameron è il più affascinante e ilare, tanto da essere premiato con l’Orso d’oro al Festival di Berlino del 1972.

In Italia, fu fonte di roventi polemiche sia a destra, per le offese al comune senso del pudore, sia a sinistra, per il disimpegno ideologico. La censura sequestrò e dissequestrò il film e aprì anche un processo, che alla fine vide giudicati non colpevoli gli imputati,tra cui il regista stesso.  

Dal 2000, il film è vietato ai minori di 14 anni.

LA NOVELLA

Gemmata è la moglie di un povero contadino, compare Pietro, il quale, per riconoscenza, ospita a dormire in casa sua un amico, don Gianni. Questi racconta di essere in grado, con un sortilegio, di trasformare la donna in cavalla, in modo che essa lo aiuti durante il lavoro quotidiano. Gemmata supplica il marito di farsi insegnare il sortilegio, cosa che don Gianni fa, con l’evidente intento di fare l’amore con la donna. Il tutto avviene in presenza del marito che, tuttavia non sa come impedire il fattaccio. Quando don Gianni va ad attaccare la coda, compare Pietro grida di non volere la coda, guastando tutto l’incantesimo.

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